Storie di comunicazione visiva: il Mullet e gli anni Ottanta

Canadian passport Passaporto Canadese
Hockey hair Capelli da Hockey
Missouri comprimise Compromesso del Missouri (solo per esperti storiofili…)
Neckwarmer Lo scaldacollo
Ranchero Il Ranchero
Shlong (short + long) Taglio Cortlungo
Squirrel pelt Pelo di scoiattolo

Questi sono soltanto alcuni dei nomignoli con cui è noto il protagonista di questo articolo: il mullet.

Se sei arrivato fin qui probabilmente hai interpellato Google per avere qualche delucidazione sul “mullet” e per questo ti meriti una risposta immediata:

Il mullet è una particolare acconciatura che abbina una parte frontale curata con i capelli molto corti ad una parte posteriore più libera e disordinata in cui i capelli raggiungono spesso le spalle.

Insomma, il mullet è questa cosa qui:

Non un taglio di capelli, piuttosto lo specchio dell’anima

Anteprima modifiche (si apre in una nuova finestra)

“Il termine mullet (in italiano, per indicare il pesce, muggine o cefalo, ma per il taglio di capelli viene reso come triglia) indica un particolare tipo di acconciatura, sia maschile sia femminile, ma soprattutto maschile, tipica della moda degli anni ottanta (wikipedia)”

Anche wikipedia se ne occupa, e avere una pagina wiki non è da tutti. Tanto più se sei un’acconciatura anni 80.

Significa forse che dietro questa bizzarra acconciatura si nasconde dell’altro? Scopriamolo assieme.

 

Perchè parlare del mullet

Un lettore più attento ai dettagli e desideroso di approfondimenti potrebbe chiedersi perchè un sito che si occupa di comunicazione dedichi un articolo ad un taglio di capelli fuori moda.

Anche in questo caso la risposta è semplice: il mullet rappresenta con chiarezza e immediatezza cosa sia la comunicazione visiva e come funzioni.

Il “Visual Content” ormai è divenuto un mantra per tutti gli esperti di comunicazione e di marketing digitale e il caso del mullet ci aiuta a comprendene le dinamiche.

Banalmente, con “contenuto visivo” si parla dell’utilizzo delle immagini per fini comunicativi, una pratica conosciuta sin dall’antichità (le incisioni rupestri nelle grotte fatte dai nostri antenati ne sono una primordiale testimonianza).

In realtà nella comunicazione digitale non ha molto senso distinguere il visual dal non visual visto che i nuovi media (social network) si basano sulla creazione di contenuti in cui testo, audio, video e immagini non soltanto coesistono ma sono fusi assieme in quella che, volendo, si può considerare una nuova disciplina (la comunicazione digitale appunto, ciò di cui si occupa Human Writer).

Nonostante Human Writer parteggi per una concezione unitaria di “contenuto/content”in cui testi e componenti multimediali convivono, può essere utile chiarire alcuni aspetti peculiari di una comunicaizone visiva (valida per instagram, ad esempio):

  • è immediata: non devi leggere nulla, devi solo guardare
  • è universale: non è in una lingua precisa, tutti vedono e percepiscono
  • è irrazionale: un immagine la si guarda e colpisce, fa scaturire collegamenti e messaggi precisi senza che vi sia bisogno di un ragionamento (va dritta al cuore)

 

Qual è il messaggio del mullet

 

Un nobile profilo (credits: Tony Alter via Flickr)

Il mullet rappresenta alla grande uno dei periodi più spensierati della storia dell’umanità: gli anni Ottanta.

Un periodo ormai lontano, in cui le maggiori preoccupazioni riguardavano il consumo eccessivo di lacca per capelli e l’abuso di droghe, assunte forse per affogare un’inspiegabile tristezza da noia comparsa parallelamente alla progressiva dissoluzione dell’unico nemico in grado di impensierire la tranquillità della vita occidentale (l’URSS).

Ecco dunque nascere la meraviglia spensierata e leggiadra del mullet, un taglio di capelli che vorremmo tanto venisse riscoperto e rispolverato, magari dalla nutrita comunità hipster:

Coraggio ragazzi! Avete riscoperto tutto, vi siete vestiti con gli abiti gettati dai vostri nonni e ora volete dirci che non è giunto il momento di riscoprire il mullet?

#realhisptergoesmullet #realhisptergoesmullet #realhisptergoesmullet

 

Ecco, dunque, che un’immagine vale più di mille parole.

Un’occhiata a queste fotografie ci parla di un mondo che non c’è più. Un mondo che soltanto i più coraggiosi possono tentare di far rivivere:

vi siete mai sentiti nella situazione di non voler sembrare disordinati (non sono un selvaggio! Io mi taglio i capelli!) senza però aver la benché minima intenzione di rasarsi in stile militare (rock & roll! rock & roll!)?

Ebbene, il mullet è la risposta a questo problema:

davanti li taglio, dietro non mi importa.

Buisness in the front, Party in the back. Davanti ufficio, dietro festa. Oh yeah!

 

Respect the mullet!