Come sopravvivere agli orsi del Trentino

Negli ultimi anni i termini riferiti al viaggiare si  stanno progressivamente “inglesizzando”, segno che ormai il mondo si sta globalizzando anche nei dizionari.

Wilderness è un termine molto diffuso e non è difficile capire perchè. Viviamo nella società delle contraddizioni che con una mano ricopre ogni cosa di cemento mentre con l’altra riscopre i posti “selvaggi” per farne delle mete turistiche d’eccellenza, luoghi in cui ricaricare le batterie immersi nel verde ma in strutture dal massimo confort (non siamo dei selvaggi!).

Come spesso accade, la regione di riferimento per un viaggio/avventura è il Trentino, terra ricca di scorsi immacolati e aree disabitate. La mia terra.

Ebbene, una cosa è certa quando si affrontano gli ambienti montani incontaminati del Trentino: sono pieni di animali selvaggi.

 

Into The Wild(erness)

Quando ci si spinge un po’ più la nella foresta, non deve certo stupire che il regno dell’uomo lasci il posto a qualcosa di diverso, qualcosa a suo modo spettrale. E se si parla di Trentino non si può non affrontare la questione dell’orso.

Sono il primo a dire che gli orsi fanno paura. Fanno raggelare il sangue, per la precisione.

Anni fa nella mia parentesi canadese un ranger di un parco mi illustrò quali fossero i corretti comportamenti in caso di incontro con il simpatico plantigrado.

“State calmi”, “Alzate le braccia” “insultatatelo a voce alta, fatevi vedere grossi”..

Tralasciando la comicità dell’immagine dei turisti della domenica che insultano orsi come nelle risse di strada (“cosa diavolo guardi, maledetto peluche!?‘”), ovviamente al primo incontro con l’orso ho disatteso ognuno di questi precetti scappando come un maratoneta verso il traguardo.

Gli orsi fanno paura amici, e la questione è seria e mal trattata da politici e frequentatori del web. Non è molto importante la mia opinione personale, che peraltro mi vede scettico sulla sensatezza di vivere  circondato da animali che avevamo deciso di eliminare secoli fa (sicuramente in modo crudele, eppur ragionato). Mi interessa più che altro la questione statistica che dipinge un quadro ben diverso da quello percepito:

quasi mai ciò che ammazza è ciò che ci spaventa, è più probabile che il nostro futuro killer si nasconda in quello che ci più ci allieta.

… cobra andini nelle lenzuola

attacchi di ninja

orsi fungaioli

tigri nei giardini in città…

Tutti questi teatrali ed epici modi di salutare questa vita, statisticamente, non si concretizzeranno mai.

Statisticamente, non incontreremo mai un orso o una tigre siberiana, eppure continueremo ad odiare e temere tutti questi animali più di ogni altra cosa, sovrastimandone l’impatto sulla nostra vita.

“l’anno scorso 2 milioni di turisti sono stati sbranati da orsi in Italia!” (fonte: l’uomo di strada)

 

Outo The Wild(erness)

Sono ben altri gli scenari più concreti e probabili per una nostra prematura scomparsa da questo mondo.tutti decisamente meno selvaggi e più domestici:

Un bagno in un lago troppo profondo

Fidanzati gelosi 

aspetta che faccio un selfie lassù

tranquillo che ci arriviamo col mio nuovo SUV

altre 10 birre e poi vado

mogli furenti per quello che abbiamo fatto (anche se noi non sappiamo cosa)

Lascio a voi la morale. Non voglio suggerirvi di temere le vostre mogli più dei sicari della yakuza però la prossima volta che metterete piede nella wilderness ricordatevi che, molto probabilmente, riuscirete ad uscirne vivi con un minimo di buon senso e rispetto per la natura.

A meno che qualcuno non vi spinga nel vuoto da quella roccia spettacolare a cui siete aggrappati…  ma questa è un’altra storia.

La natura è meravigliosa e giustifica l’esistenza di aggettivi come “ineffabile”.

Ma non dimentichiamo ma che, soprattutto, è selvaggia