Fact Checking, Debunking o punti di vista?

Questo articolo nasce da un caso concreto e reale di bisogno di risposte da parte di un Human Customer*:

* Ebbene sì! Human Writer offre consulenza nel campo della comunicazione digitale e non solo! Scopri di più sul progetto di Human Writer o chiedi informazioni.

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Che cosa hanno in comune un giornalista affermato, un professionista avvocato e un liceale intento a preparare la tesina perfetta?

Beh, nulla. A meno che non stiano lavorando ad un testo professionale. In questo caso condividerebbero uno dei grandi problemi connessi alla redazione di un testo:

la necessità di ricercare, selezionare e valutare le fonti.

Come scelgo le fonti per un mio lavoro? Come valuto e giudico una fonte? Soprattutto, come posso capire se un contenuto è “neutro” oppure “di parte”?

 

Ti sei mai posto queste domande? Sei alla ricerca di un aiuto per gestire le fonti per un tuo lavoro?

Continua a leggerci.

 

Il metodo Human Writer

La scelta delle fonti per un lavoro fa parte di una serie di pratiche redazionali di cui si dibatte costantemente nei media sin dal 2016, l’anno della campagna elettorale per le elezioni presidenziali USA vinte da Donald Trump.

Fact Checking, debunking, fake news.

Bufale, post-verità, disinformazione (per chi non ama gli anglicismi).

Queste espressioni, tra loro molto diverse per peso e significato, sono ormai diventate consuetudine e parte costante del dibattito mediatico a cui, volenti o nolenti, siamo quotidianamente sottoposti. Poco importa che siano concetti tra loro molti distanti: una grande confusione terminologica li colloca tutti assieme nel calderone della comunicazione online e delle sue regole, senza distinzioni tra etica professionale, metodologia di lavoro giornalistico e approccio scientifico al ragionamento.

Questo articolo non ha pretese etiche, morali e universali: Human Writer si impega ad illustrare un metodo razionale con cui selezionare e valutare le fonti.

Un metodo sempre valido, indipendentemente dal lavoro, dall’etica e dal tipo di opinione condivisa.

Un metodo con cui incanalare la propria creatività entro limiti e confini standard.

 

Guida alla scelta delle fonti

Che tu stia scrivendo un articolo, un saggio, una sentenza, un preventivo, una tesi o una ricerca dovrai sempre e comunque occuparti della ricerca di una fonte attendibile a sostegno della tua tesi secondo un procedimento logico piuttosto semplice:

  1. Cercare informazioni sul tema;
  2. Elaborare un’opinione su un tema;
  3. Cercare opinioni “nobili” uguali alla propria;
  4. Aggiungere tali opinioni alle fonti oppure scartarle.

Per rendere più agevole e divertente la lettura dell’articolo è fondamentale immaginarsi un un caso concreto e Human Writer ne ha scelto uno particolare:

Scrivere un articolo originale sulla Scandinavia affermando che “non tutto è oro quello che luccica”

Andiamo assieme a scoprire dove ci porterà la caccia alla fonte per questo tema!

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1 Comprendi l’importanza del punto di vista

Non esistono soltanto fonti buone e fonti cattive: esistono fonti che puoi usare e altre che non puoi proprio considerare.

Una delle questioni più spinose sull’informazione è quella della presunta “neutralità” o “onestà” editoriale che resta, in realtà, una chimera: tutti hanno un punto di vista indipendentemente dall’opinione che sostengono, bisogna soltanto capire se fa al caso nostro e se è coerente con la nostra impostastazione.

Human Writer non si stancherà mai di dirlo:

  • la verità e il modo in cui essa viene raccontata non sono la stessa cosa
  • lo stile della comunicazione è fondamentale per la consegna dei messaggi

D’altra parte se così non fosse come potremmo esistere noi specialisti della comunicazione?

 

Ecco che tutto può significare il contrario di tutto e non esiste una sola verità. Ecco che al controllo delle fonti si aggiunge la fondamentale scelta di un punto di vista.

la Svezia è il paese più liberale al mondo: nessuno è costretto al matrimonio e alla creazione di una famiglia da convenzioni sociali; nessuno è costretto a scegliere una confessione religiosa; e la maternità è una scelta matura, consapevole e non necessaria senza la presenza di determinate condizioni.

VS

la Svezia è l’esempio di cosa non va nel nostro mondo: nessuno si sposa più e molti restano single; pochi pensano alla famiglia e ai figli anche a causa della diffusione fuori controllo dell’aborto; la mancanza di una morale spinge moltissimi “nuovi svedesi mussulmani” a combattere la guerra santa rendendo il paese una polveriera.

Entrambe verità, entrambi punti di vista.

E tu, dunque, che cosa vuoi sostenere?

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2 Analisi Preliminare

  1. Tema: Scandinavia;
  2. Opinione: trovare conferme che anche lì esistono problemi;
  3. Ricerca autori che sostengono questa tesi;
  4. Valuta se inserire o meno tra fonti;

 

Inutile nascondercelo: la prima cosa che faremo è una sana e generica ricerca su Google con parole chiave attinenti al nostro punti di vista.

Uno degli articoli in cui ci imbatteremo più spesso è questo pezzo del Foglio sul tema del “lato oscuro della Scandinavia” che rappresenta il caso sui cui costruire la nostra analisi.

Chiedere a Google è sempre una buona idea

 

Una volta scelto l’articolo da vagliare come fonte non resta che scoprire se faccia o meno al caso nostro in un processo di selezione che ricorda quello di un buttafuori di un locale in centro:

se sei cool entri, altrimenti stai fuori.

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3 Informati sulla fonte

Nell’epoca dei social e della delegittimazione della stampa il fatto di aver cercato una fonte è già un primo passo verso un approccio professionale alla scrittura. Il secondo passo è quello di essere onesti intellettualmente evitando di selezionare la fonte che ci piace ignorando ciò che, invece, non aiuta il nostro lavoro.

Informarsi sulla fonte significa farsi alcune domande di base:

  • Chi ha scritto quel testo?
  • Chi è?
  • Per che ente/giornale lavora?
  • Qual è l’orientamento editoriale?

Nel nostro caso studio le risposte sono reperibili in modo agevole (ricerca web):

  • Il Foglio è un giornale che si definisce “garantista” frutto del lavoro di Giuliano Ferrara, a lungo direttore e figura importante per la definizione della linea editoriale.
  • Più concretamente, si colloca tra i giornali neo-conservatori con opinioni manifestamente contrarie a questioni quali aborto, inseminazione artificiale e multiculturalismo.
  • Il giornalista autore del pezzo non sembra avere una carriera (ricerca web) che lo discosti da questo approccio.

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4 Evidenzia le opinioni editoriali nel testo/fonte

Alla luce delle informazione reperite non resta che leggere il testo paragrafo per paragrafo cercando di coglierne più info possibili sullo stile e sul punto di vista sostenuto.

Il procedimento è simile al Debunking anche se la nostra analisi del testo non vuole smentire le informazioni riportate (non pensiamo che il Foglio menta e non vogliamo “sbufalarlo”) ma identificare le parole chiave con cui la linea editoriale ipotizzata si manifesta (no aborto, no islam).

Perchè questa analisi? Questo ci sarà molto utile sia nel caso in cui la nostra idea e quella della fonte coincidano (avrai la prova che l’articolo è una fonte valida per te) sia nel caso opposto (saprai cosa cercare per sostenere la tua tesi).

Ecco il testo paragrafo per paragrafo con alcune utili annotazioni. Ricordo che l’articolo di cui si parla è questo.


[…Una volta sono le prigioni norvegesi “superiori” a qualsiasi altro penitenziario del pianeta. Un’altra sono le strade svedesi, le più sicure al mondo. Questi cinque paesi possono vantare il sistema scolastico più all’avanguardia (Finlandia); un esempio di società laica, multiculturale, moderna e industriale invidiata da tutti (Svezia); una ricchezza petrolifera colossale reinvestita in cause etiche (Norvegia); la società con la parità di genere più intensiva del mondo…]

Qui abbiamo un introduzione in cui alle parole in neretto è conferita una (velata) connotazione negativa ed è una prima scelta arbitraria che influenza il giudizio della fonte:

  • per te una società laica e multiculturale che vende il petrolio anzichè usarlo è negativa o positiva?

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[… La città di Göteborg ha mandato più terroristi per abitante a combattere con lo Stato islamico di qualsiasi altra città in Europa. La seconda città più grande della Svezia, un paese che si fregia di essere pacifista e neutralista, vede i suoi abitanti particolarmente impegnati in un progetto: la guerra santa islamica]

[…Felicità fatta di contraddizioni, se pensiamo che i norvegesi sono orgogliosi del loro ambientalismo tanto quanto pompano più di un milione e mezzo di barili di petrolio al giorno].

Qui abbiamo la prosecuzione del punto di vista iniziale con alcune osservazioni che non sono sbagliate (controllando altre fonti i dati sono confermabili) ma che non sono necessariamente negative, anzi, ma che vengono presentate come tali per istigare nel lettore una reazione di indignazione:

  • Terroristi/abitanti è un parametro che vuol dire poco in un paese con solo 10milioni di persone (il 10% delle quali vive a Stoccolma).
  • 1,5 milioni di barili/ambientalismo: Qui oltre all’idea che vendere petrolio e non usarlo sia meno etico di chi come noi lo compra e lo usa (discutibile) viene usata la tecnica retorica del “non paragone” in cui cifre e numeri decontestualizzati istigano una reazione pilotata nel lettore.
Classifica dei produttori di petrolio (superiori a 1.000.000 barili/giorno). Fonte CIA (sì proprio lei) tramite Indexmundi

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 [… La Svezia si colloca al secondo posto tra i paesi con il maggior numero di violenze sessuali al mondo con 53,2 stupri ogni 100 mila abitanti, superata solo dal piccolo stato del Lesotho, nell’Africa del sud, che registra 91,6 abusi sessuali ogni 100 mila abitanti].

Questo paragrafo accoglie una delle tipiche istanze della narrazione storico/politica connessa al tema dell’immigrazione del centro destra italiano:

  1. Il Paese più lontano dal Mediterraneo (la Svezia) è il Paese più tollerante
  2. Ci sono molti immigrati in Svezia
  3. Ci sono moltissimi stupri in Svezia
  4. Conclusione implicita: l’aumento dell’immigrazione porta all’aumento del crimine

Logica vorrebbe che quando ci si presentano dei dati che reputiamo “assurdi” probabilmente lo sono; già questo atteggiamente di prudenza dovrebbe far dubitare di questi dati che, ancora una volta, non sono sbagliati ma sono trattati in modo parziali e pregiudiziale: ancora una volta il punto di vista del redattore fa sì che un messaggio (numero di denunce per stupro in Svezia) abbia un significato ben preciso (immigrati e stupri) anzichè altri possibili significati (nel paese più liberale del mondo le donne denunciano di più e senza vergogna; sistema di denunce diverso per conteggi dei casi).

n.b. Vuoi davvero sapere perchè la Svezia non è un paese invaso da immigrati stupratori più pericoloso del Lesotho? Ti lascio 3 fonti diverse per farti un’idea:

  • Butac, celebre sito di debunking cataloga come bufala la storia degli stupri (leggi bufaledelmattino per ulteriori dettagli).
  • Nel caso avessi dubbi sul peso di una fonte come Butac, forse ti interessa questo articolo del rispettabile Sole 24 ore sulla questione.

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 […Paesi felici ed eugenetici. Il numero di bambini nati con sindrome di Down in Danimarca è diminuito drasticamente negli ultimi anni, tanto che entro il 2030 potrebbe già essere un brutto ricordo. La Danimarca vuole diventare “il primo paese ‘Down free’”. Nel 2015, il 98 per cento delle donne incinte con bambini Down ha scelto di avere un aborto. “Ci stiamo avvicinando a una situazione in cui quasi tutte le gravidanze vengono interrotte”, ha detto alla stampa danese Lilian Bondo, a capo dell’associazione di ostetricia Jordemoderforeningen…]

[…La Svezia invece ha il record di bambini confusi col proprio genere sessuale. Louise Frisén, psichiatra infantile all’Ospedale pediatrico Astrid Lindgren, ha appena detto all’Aftonbladet che nel 2016 ben 197 bambini si sono proposti per una “transizione” e cambiare sesso: “C’è un aumento del cento per cento ogni anno, e le persone che stiamo vedendo sono più giovani e sempre più bambini”…]

Questi dati sono per nulla rilevanti per rispondere alla domanda generale sulla qualità della vita in Scandinavia e rientrano nelle opinioni e convinzioni personali che ognuno di noi ha il diritto di gestire come meglio crede.

Punti di vista.

Un punto di vista contrario all’aborto e alla “Teoria del Gender”.

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[…I felicissimi scandinavi hanno altissimi tassi di suicidi. Il tasso di suicidi della Finlandia è ancora il doppio di quello dell’Unione europea ed è superato solo dal Giappone. E’ nella danese Groenlandia la “capitale mondiale dei suicidi”…]

[…Stoccolma è nota come “la capitale mondiale dei single”. Tre appartamenti su cinque hanno un solo abitante. E’ il posto al mondo dove le donne ricorrono di più all’autoinseminazione artificiale…]

[…La Norvegia ha un altro record: è “la capitale mondiale dell’eroina”…]

Senza indagare sulla veridicità di questi dati (ci fidiamo ciecamente del Foglio) ancora una volta risulta evidente e molto utile ai fini dello studio delle tecniche della comunicazione la volontà di utilizzare i dati in maniera scenografica per costruire una risposta mirata nel lettore:

  • Alti tassi di suicidio: è un tema piuttosto delicato e difficile da trattare; i dati dell’OMS dipingono un quadro complesso in cui molti dei Paesi più ricchi sembrano primeggiare in questa classifica. Nonostante ciò il gioco retorico del “si vive meglio a Haiti dove nessuno si suicida” sembra poco sostenuto dai fatti.
  • “Poveri svedesi soli e single”: l’idea di vivere una vita da single in cui anche le persone non accompagnate possono godere di diritti e realizzazione personale ancora una volta sottende un giudizio  soggettivo essendo sia una meraviglia dell’epoca contemporanea che una aberrazione.
  • Droga: Il legame tra ricchezza e consumo di droga è comprensibile e noto. Restano dei dubbi sul dato in sè che a una rapida ricerca non trova conferma. In questo articolo dell’Inkiesta non compaiono Paesi scandinavi in nessuna delle top10.

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5 Tira le somme

Con questo approccio dovresti esser in grado di soppesare e valutare ogni testo ti si pone davanti. Non tanto nella bontà in sé del lavoro di redazione (lo diamo per scontato) quanto sull’opportunità di appoggiare o meno un’analisi a un tipo di retorica che risulta evidente (anche se soltanto in seguito alla lettura approfondita).

Ti lasciamo con le parole a conclusione dell’articolo e la profonda riflessione che stimolano:

[…E c’è ancora speranza che un italiano medio, piazzato al quarantesimo posto dell’indice di felicità dell’Onu, possa essere più felice di un autodeterminato cittadino norvegese o finlandese….]

E tu? Sei o non sei più felice di uno scandinavo?